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L'Ulivo,
pochi giorni dopo l'autocelebrazione della "lista unica per
le europee", non esprime il proprio voto sul finanziamento
(e quindi il mantenimento) delle missioni militari all'estero (e
quindi sulla permanenza del contingente italiano in Iraq). Occorre
dire che al Senato l'astensione equivale a votare NO, l'Ulivo quindi
non si astiene, ma esce dall'aula, cioè non si esprime, cioè
è come se non ci fosse, come se non esistesse: l'Ulivo si
rende trasparente. Lo stesso atteggiamento è stato adottato
da tanti deputati e senatori ulivisti un anno fa, quando si discuteva
la legge 185 sul commercio delle armi, suscitando inevitabilmente
in noi il dubbio che anche nei retrobottega della sinistra giungano
fondi provenienti dall'export italiano delle armi. Sin qui i fatti,
documentati, ma io cittadino vorrei capire: facciamo ordine.
L'Ulivo,
pochi giorni dopo l'autocelebrazione della "lista unica per
le europee", non esprime il proprio voto sul finanziamento
(e quindi il mantenimento) delle missioni militari all'estero (e
quindi sulla permanenza del contingente italiano in Iraq). Occorre
dire che al Senato l'astensione equivale a votare NO, l'Ulivo quindi
non si astiene, ma esce dall'aula, cioè non si esprime, cioè
è come se non ci fosse, come se non esistesse: l'Ulivo si
rende trasparente. Lo stesso atteggiamento è stato adottato
da tanti deputati e senatori ulivisti un anno fa, quando si discuteva
la legge 185 sul commercio delle armi, suscitando inevitabilmente
in noi il dubbio che anche nei retrobottega della sinistra giungano
fondi provenienti dall'export italiano delle armi. Sin qui i fatti,
documentati, ma io cittadino vorrei capire: facciamo ordine.
Diciamo che ideologicamente e culturalmente mi definisco di sinistra
(non importa se più verso il centro o l'estremo o sopra o
sotto), in pratica sono stato contento, a suo tempo, della vittoria
di Prodi e dell'Ulivo, allo stesso modo non mi riconosco nel modo
di far politica di Re Silvio 1°, ma avendo lui la maggioranza
a me (e a chi la pensa come me) spetta il compito di lavorare per
proporre valide alternative contrastando scelte politiche che non
condivido. Nell'ultimo anno lo scontro si è fatto drammaticamente
lacerante (pagato con la vita da migliaia di persone, di cui 17
italiane che con le MIE convinzioni, e di chi le condivide, sarebbero
ancora con noi) sul tema dell'appoggio agli USA nel loro autodefinirsi
paladini dell'ordine mondiale (quindi partecipando anche noi a scavalcare
l'ONU, a costruire prove false, a dare appoggio logistico militare
a chi ha determinato la morte di oltre 7000 civili che hanno così
semplicemente potuto cambiare i loro carnefici: da Saddam a Bush-Blair).
In modo inequivocabile la società civile italiana si è
espressa contro la guerra in Iraq, ma non solo, si è sviluppato
dal basso un movimento trasversale che indipendentemente dalla guerra
ha cominciato a dire la propria, a schierarsi ed a lavorare per
una cultura di pace. Anche gli scettici debbono convenire che 2-3
milioni di persone a Roma il 15 febbraio 2003 non erano tutte abilmente
pilotate; allo stesso modo le 300.000 della marcia Perugia - Assisi
non potevano essere li solo per una scampagnata domenicale. Per
tacere poi del milione di Roma del 20 Marzo, che la censura dell'informazione
ha trasformato in solo un diverbio fratricida della sinistra senza
altra importanza. (N.d.R.) Un fil-rouge ideale univa tutte quelle
persone, poco o tanto convinte che fossero il pensiero era uno solo:
"contro ogni guerra, senza se e senza ma", indipendentemente
dalla formazione culturale, dall'età, dall'estrazione sociale.
Tutto questo si respirava, si toccava. Abbiamo fatto chilometri
con le nostre gambe in quei giorni. Altrettanti chilometri li abbiamo
fatti con la testa e con il cuore impegnandoci nelle proprie realtà
nei mesi successivi, con la convinzione che una rete si andava via
via tessendo. La condivisione andava aumentando. A questo si aggiunge
l'evidente crisi di ideali della controparte smarrita dal non dover
difendere nello specifico interessi del proprio premier, dall'essere
messa ai margini dai propri alleati, dall'insensato semestre di
presidenza dell'Unione Europea con l'appoggio indiscriminato alla
carneficina di Putin in Cecenia: crisi che ha raggiunto il massimo
nella teatralizzazione televisiva (qui gli interessi del premier
tornano a galla) dei tragici eventi i Nassirya. Nelle piazze, nei
dibattiti, negli scritti continua sempre più forte: "contro
ogni guerra, senza se e senza ma". "Senza se e senza ma"
significa senza tentennamenti, senza dubbi, senza calcoli, senza
compromessi, cioè davanti a tutto deve starci il diritto
universale dell'uomo alla pace: la non violenza come strategia di
vita. Chiaro? Si! Apparentemente, ma alla resa dei conti non è
così; ma non eravamo sulla stessa strada? A Roma, a Perugia,
in tante altre occasioni! E a questo punto l'Ulivo deve dire la
propria, non a belle parole in televisione o rilasciando dichiarazioni,
ma in sede istituzionale: votando
a questo punto l'Ulivo
ESCE! Ed esce per RESPONSABILITA' (v. dichiarazioni). Ma responsabilità
verso chi? I voti contrari di chi è uscito non avrebbero
di fatto cambiato la decisione finale, ma avrebbero espresso coerenza,
avrebbero salvato la faccia, avrebbero evitato di additarvi oggi
come complici, avrebbero fatto perdere all'Ulivo la perenne sensazione
di farsi le scarpe a vicenda (qualche ricordo della scorsa legislatura
lo abbiamo tutti). Votare NO avrebbe significato continuare sulla
stessa strada recuperando un po' della fiducia che la gente ha perso
nei partiti. Ora noi possiamo solo manifestare il nostro stupore
e la nostra delusione scrivendo, invitandovi a non presentarvi il
20 Marzo, fischiandovi se ci sarete ed anche ricordandocene a Giugno.
Forse è stato un voto di scambio, forse mirate veramente
(come ha scritto qualcuno recentemente) a recuperare l'elettorato
di centro pensando di avere già in mano tutto quello di sinistra;
già, forse
Di certo avete confermato come il divario
fra società civile e partiti sia sempre più ampio
e difficilmente colmabile; parliamo ancora due lingue molto diverse,
nella vostra dominano ancora le tessere ed i calcoli elettorali,
nella nostra gli ideali e l'uomo restano al primo posto, con la
pretesa di insegnarli ai nostri figli. Ed il problema, vostro, è
che siamo convinti di essere dalla parte del giusto.
Mai
come ora ci sovviene il buon Giorgio Gaber:
"la libertà non è star sopra un albero, non è
neanche il volo di un moscone,
la libertà non è uno spazio libero, libertà
è partecipazione"
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