Pat...Christi!
L'importanza di un non voto
Editoriale di Maurizio Paterlini (18.02.2004)

L'Ulivo, pochi giorni dopo l'autocelebrazione della "lista unica per le europee", non esprime il proprio voto sul finanziamento (e quindi il mantenimento) delle missioni militari all'estero (e quindi sulla permanenza del contingente italiano in Iraq). Occorre dire che al Senato l'astensione equivale a votare NO, l'Ulivo quindi non si astiene, ma esce dall'aula, cioè non si esprime, cioè è come se non ci fosse, come se non esistesse: l'Ulivo si rende trasparente. Lo stesso atteggiamento è stato adottato da tanti deputati e senatori ulivisti un anno fa, quando si discuteva la legge 185 sul commercio delle armi, suscitando inevitabilmente in noi il dubbio che anche nei retrobottega della sinistra giungano fondi provenienti dall'export italiano delle armi. Sin qui i fatti, documentati, ma io cittadino vorrei capire: facciamo ordine.

L'Ulivo, pochi giorni dopo l'autocelebrazione della "lista unica per le europee", non esprime il proprio voto sul finanziamento (e quindi il mantenimento) delle missioni militari all'estero (e quindi sulla permanenza del contingente italiano in Iraq). Occorre dire che al Senato l'astensione equivale a votare NO, l'Ulivo quindi non si astiene, ma esce dall'aula, cioè non si esprime, cioè è come se non ci fosse, come se non esistesse: l'Ulivo si rende trasparente. Lo stesso atteggiamento è stato adottato da tanti deputati e senatori ulivisti un anno fa, quando si discuteva la legge 185 sul commercio delle armi, suscitando inevitabilmente in noi il dubbio che anche nei retrobottega della sinistra giungano fondi provenienti dall'export italiano delle armi. Sin qui i fatti, documentati, ma io cittadino vorrei capire: facciamo ordine.
Diciamo che ideologicamente e culturalmente mi definisco di sinistra (non importa se più verso il centro o l'estremo o sopra o sotto), in pratica sono stato contento, a suo tempo, della vittoria di Prodi e dell'Ulivo, allo stesso modo non mi riconosco nel modo di far politica di Re Silvio 1°, ma avendo lui la maggioranza a me (e a chi la pensa come me) spetta il compito di lavorare per proporre valide alternative contrastando scelte politiche che non condivido. Nell'ultimo anno lo scontro si è fatto drammaticamente lacerante (pagato con la vita da migliaia di persone, di cui 17 italiane che con le MIE convinzioni, e di chi le condivide, sarebbero ancora con noi) sul tema dell'appoggio agli USA nel loro autodefinirsi paladini dell'ordine mondiale (quindi partecipando anche noi a scavalcare l'ONU, a costruire prove false, a dare appoggio logistico militare a chi ha determinato la morte di oltre 7000 civili che hanno così semplicemente potuto cambiare i loro carnefici: da Saddam a Bush-Blair). In modo inequivocabile la società civile italiana si è espressa contro la guerra in Iraq, ma non solo, si è sviluppato dal basso un movimento trasversale che indipendentemente dalla guerra ha cominciato a dire la propria, a schierarsi ed a lavorare per una cultura di pace. Anche gli scettici debbono convenire che 2-3 milioni di persone a Roma il 15 febbraio 2003 non erano tutte abilmente pilotate; allo stesso modo le 300.000 della marcia Perugia - Assisi non potevano essere li solo per una scampagnata domenicale. Per tacere poi del milione di Roma del 20 Marzo, che la censura dell'informazione ha trasformato in solo un diverbio fratricida della sinistra senza altra importanza. (N.d.R.) Un fil-rouge ideale univa tutte quelle persone, poco o tanto convinte che fossero il pensiero era uno solo: "contro ogni guerra, senza se e senza ma", indipendentemente dalla formazione culturale, dall'età, dall'estrazione sociale. Tutto questo si respirava, si toccava. Abbiamo fatto chilometri con le nostre gambe in quei giorni. Altrettanti chilometri li abbiamo fatti con la testa e con il cuore impegnandoci nelle proprie realtà nei mesi successivi, con la convinzione che una rete si andava via via tessendo. La condivisione andava aumentando. A questo si aggiunge l'evidente crisi di ideali della controparte smarrita dal non dover difendere nello specifico interessi del proprio premier, dall'essere messa ai margini dai propri alleati, dall'insensato semestre di presidenza dell'Unione Europea con l'appoggio indiscriminato alla carneficina di Putin in Cecenia: crisi che ha raggiunto il massimo nella teatralizzazione televisiva (qui gli interessi del premier tornano a galla) dei tragici eventi i Nassirya. Nelle piazze, nei dibattiti, negli scritti continua sempre più forte: "contro ogni guerra, senza se e senza ma". "Senza se e senza ma" significa senza tentennamenti, senza dubbi, senza calcoli, senza compromessi, cioè davanti a tutto deve starci il diritto universale dell'uomo alla pace: la non violenza come strategia di vita. Chiaro? Si! Apparentemente, ma alla resa dei conti non è così; ma non eravamo sulla stessa strada? A Roma, a Perugia, in tante altre occasioni! E a questo punto l'Ulivo deve dire la propria, non a belle parole in televisione o rilasciando dichiarazioni, ma in sede istituzionale: votando … a questo punto l'Ulivo ESCE! Ed esce per RESPONSABILITA' (v. dichiarazioni). Ma responsabilità verso chi? I voti contrari di chi è uscito non avrebbero di fatto cambiato la decisione finale, ma avrebbero espresso coerenza, avrebbero salvato la faccia, avrebbero evitato di additarvi oggi come complici, avrebbero fatto perdere all'Ulivo la perenne sensazione di farsi le scarpe a vicenda (qualche ricordo della scorsa legislatura lo abbiamo tutti). Votare NO avrebbe significato continuare sulla stessa strada recuperando un po' della fiducia che la gente ha perso nei partiti. Ora noi possiamo solo manifestare il nostro stupore e la nostra delusione scrivendo, invitandovi a non presentarvi il 20 Marzo, fischiandovi se ci sarete ed anche ricordandocene a Giugno. Forse è stato un voto di scambio, forse mirate veramente (come ha scritto qualcuno recentemente) a recuperare l'elettorato di centro pensando di avere già in mano tutto quello di sinistra; già, forse … Di certo avete confermato come il divario fra società civile e partiti sia sempre più ampio e difficilmente colmabile; parliamo ancora due lingue molto diverse, nella vostra dominano ancora le tessere ed i calcoli elettorali, nella nostra gli ideali e l'uomo restano al primo posto, con la pretesa di insegnarli ai nostri figli. Ed il problema, vostro, è che siamo convinti di essere dalla parte del giusto.

Mai come ora ci sovviene il buon Giorgio Gaber:
"la libertà non è star sopra un albero, non è neanche il volo di un moscone,
la libertà non è uno spazio libero, libertà è partecipazione"