Lettera al comune per proporre un nome per la nuova Scuola Comunale dell l'Infanzia

 

Castelnovo Sotto, 16.03.2004

Alla cortese attenzione
del Sindaco di Castelnovo Sotto
Avv. Roberta Mori

p.c.
Alla Responsabile Settore
Servizi alla Persona
Dott.ssa Silvia Guidi

p.c.
Ai Membri del Consiglio di Gestione
delle Scuole Comunali dell'Infanzia
Girasole e "Nuova"

Come associazione di volontari che si prefigge di portare avanti, facendoli propri, i valori della non-violenza intesi come risoluzione pacifica delle conflittualità creando situazioni di crescita comune ed a nome di tutti coloro che, facenti parte della comunità castelnovese, in questi valori si riconoscono, riteniamo nostro compito proporre una denominazione per la nuova scuola Comunale dell l'Infanzia che rispecchi tali ideali.
Il riferimento concreto a persone che li hanno, durante la loro vita, incarnati, trasferendoli fattivamente nell'ambito educativo, riteniamo possa infatti essere innanzitutto motivo di concreto dibattito fra chi fornisce e chi usufruisce del servizio stesso.
Analogamente costituirà riferimento per chi frequenta la struttura sia come senso di appartenenza che di emulazione.
Opera, quest'ultima, che riteniamo quanto mai importante e da iniziare nella realtà castelnovese ove una politica di riferimento in tal senso non è stata sino ad oggi portata avanti, e certamente non per carenza di modelli cui ispirarsi (a testimonianza citiamo le denominazioni di campo sportivo, palestra, palazzetto dello sport, biblioteca, circolo tennis ecc.; fanno ovvia eccezione in tal senso l'oratorio parrocchiale P.G. Frassati e l'istituto comprensivo G. Marconi).
Per tali motivi, ed altri che emergono dal breve profilo allegato, proponiamo che la Nuova Scuola Comunale dell'Infanzia venga intitolata a "DON LORENZO MILANI".


A nome
Dell'Associazione "20dipace"
Paterlini Dott. Maurizio


Lorenzo Milani nasce il 27 maggio 1923 da una famiglia della ricca borghesia fiorentina, da padre orgogliosamente laico e madre, Alice Weiss, ebrea.
Cresce in un ambiente laico, di persone molto colte appartenenti alla borghesia illuminata (il cugino materno Edoardo Weiss fu uno dei primi allievi di Sigmund Freud e fondatore dell'Associazione Italiana di Psicoanalisi; il bisnonno paterno era Domenico Comparetti, filologo tra i maggiori dell'ottocento e non a caso Lorenzo sarà poi estremamente concentrato sull'importanza di possedere e saper usare la parola).
A vent'anni, dopo un periodo in cui frequenta l'Accademia di Brera, si converte.
Si tratta di una conversione ampia, sia da agnostico a religioso che da "signorino" a fratello degli ultimi, degli emarginati, dei poveri.
Scriverà monsignor Raffaello Bensi, suo padre spirituale, "Quel ragazzo partì subito per l'assoluto, senza vie di mezzo; voleva salvarsi e salvare, ad ogni costo. Trasparente e duro come un diamante, doveva subito ferirsi e ferire".
Ordinato prete, nel 1947, fu inviato come cappellano nella parrocchia di San Donato ove diede vita alla prima scuola popolare.
Non smise più di far scuola, nemmeno quando, alla morte del vecchio parroco di San Donato, nel 1954, fu mandato "in esilio a Barbiana" un paesino del Mugello fuori dal mondo.
Avversato dall'esterno e dall'interno della Chiesa: processato, nel 1965, per apologia di reato avendo, nella "Lettera ai cappellani militari" invitato all'obiezione di coscienza.
Con i suoi ragazzi scrisse "Lettera ad una professoressa" denuncia delle disuguaglianze prodotte dalla scuola di classe, per i ricchi e non per i poveri.
Morì nel 1967, per leucemia, a 44 anni.


Opere di Don Lorenzo Milani e della scuola di Barbiana

· "Esperienze pastorali" - Libreria Editrice Fiorentina (LEF)
· "L'obbedienza non è più una virtù" - Libreria Editrice Fiorentina (LEF)
· "Lettera ad una professoressa" - Libreria Editrice Fiorentina (LEF)
· "Lettere di Don Lorenzo Milani priore di Barbiana" - Mondadori
· "Lettere alla mamma" - Mondadori
· "Lettere alla mamma, 1943 - 1967" - Edizione critica - Marietti
· "Don Lorenzo Milani, maestro di libertà" - suppl. a Conquiste sul lavoro


Opere di riferimento (alcune) su Don Lorenzo Milani

· Neera Fallaci, "Vita del prete Lorenzo Milani. Dalla parte dell'ultimo" - Rizzoli, Milano, 1993
· Giorgio Pecorini, "Don Milani! Chi era costui?" - Baldini & Castoldi, Milano, 1996
· Mario Lancisi, "Don Lorenzo Milani: dibattito aperto" - Borla, Roma, 1979
· Ernesto Balducci, "L'insegnamento di Don Lorenzo Milani" - Laterza, Roma-Bari, 1995
· Gianfranco Riccioni, "La stampa e Don Milani" - LEF, Firenze, 1974
· Antonio Schina, "Don Milani" - Centro di documentazione di Pistoia, 1993


L'ideale perseguito da Don Lorenzo Milani, che ritroviamo più recentemente anche nell'esperienza di Paulo Freire fra i campesinos del nord-est del Brasile, è la tematica della coscientizzazione.
Quest'ultima è soprattutto "la parola" intesa come segno di conquista della piena autonomia ed energia della coscienza: alfabetizzazione e coscientizzazione sono inseparabili.
L'alfabetizzazione non è semplice tecnica d'insegnamento, ma l'itinerario attraverso cui si prende coscienza della propria condizione di oppressi: al centro del riscatto sociale e culturale vi è la persona umana vista nella sua dignità irripetibile e nella sua capacità di essere consapevole.
Attraverso la cultura, l'istruzione, la persona conquista il dominio sulla parola ed attraverso l'uso della parola la persona prende coscienza.
Senza il dominio della parola il contadino non potrà mai esprimere la propria cultura e rappresentare gli interessi dei contadini.
Ma non serve per operare un salto di classe (diventando a propria volta elementi dominanti), ma per realizzare un riscatto della dignità della persona.
Egli non pensa che con la cultura il contadino non debba più essere tale, ma attraverso di essa può recuperare la sua dignità di uomo ed è quindi in grado di comunicare da uomo a uomo, da pari a pari, con il medico, con l'ingegnere ecc., usando le stesse parole: si realizza la giustizia culturale.
La vera cultura è quella che la coscienza produce da sé una volta che si decide a perseguire, con tutti gli strumenti necessari, la propria autonomia, la propria liberazione.
L'educazione costituisce pertanto una pratica di liberazione, la scelta di classe dalla parte degli oppressi, l'opposizione alla guerra, la denuncia della scuola classista che discrimina i poveri: istanze che ritornano, fortissime e drammatiche, nella realtà dei nostri giorni rendendone pertanto il messaggio estremamente attuale.
Non a caso su una parete della scuola era scritto "I CARE", cioè "me ne importa, mi interessa, me ne prendo cura", l'esatto contrario del motto fascista e qualunquista "me ne frego" che può essere talora riconosciuto anche nella cultura individualista di oggi.
"Mi interessa", cioè a favore della volontà di approfondire le cose perché riguardano tutti, a vantaggio della collettività, per il bene comune.
Dal legame profondo fra Don Milani e la cultura ebraica troviamo il senso dell'importanza che egli attribuisce alla scuola (non dimentichiamo la rottura che crea con gli ambienti tradizionalisti cattolici aprendo la prima scuola popolare a San Donato di Calenzano, nel 1947, aperta a tutti, credenti e non credenti), nel Talmud infatti si legge "il mondo si regge sul lieve respiro dei bambini che vanno a scuola" ed ancora "finchè la scuola dei bambini funzionerà ci sarà speranza per il mondo".
Riaffiora così l'esperienza della scuola del Dott. Korzack che, nel ghetto di Varsavia, durante la seconda guerra mondiale, continuò ad occuparsi dell'educazione e dell'istruzione dei bambini ospiti dell'orfanotrofio da lui diretto.
Ed ancora dell'esperienza delle numerose scuole organizzate nei campi di concentramento, quindi in luoghi di distruzione e crudeltà totale.
Analogamente la via pedagogica milaniana è una via di pace, ma non una pace che addormenti le coscienze, bensì una pace che inquieti, che interroghi, che provochi crescita e metamorfosi nelle coscienze.
Gli insegnamenti di Don Milani (e di Freire) si sono accompagnati, tra gli anni sessanta e settanta del secolo appena conclusosi, a quelli di altri illustri esponenti del mondo culturale e pedagogico e del pacifismo di quel periodo: Aldo Capitini, Danilo Dolci, Don Zeno Saltini (nomadelfia), Ivan Illich.


Tutti questi autori sono legati dalla tesi che l'educazione non può essere che coniugata con la pace, la non violenza: una non violenza attiva, intelligente, impegnata, partecipativa, in grado di contrastare la violenza, l'autoritarismo, di coglierne e dimostrarne gli effetti perversi, in prima istanza sul piano educativo.
E' richiamandosi al recupero ed all'affermazione di questi valori che nasce la nostra proposta; dall'orgoglio di esserne parte e di parte, cioè di esserne consapevolmente partecipi.
Riteniamo infatti che questo tipo di scelta rappresenti appieno i valori che formano la nostra cultura, ma soprattutto che il nome di Lorenzo Milani ne rappresenti l'affermazione necessaria per la loro trasmissione.
A questo proposito concludiamo con una breve citazione:


"Dovevo insegnare come il cittadino reagisce all'ingiustizia.
Come egli ha la libertà di parola e di stampa.
Come il cristiano reagisce anche al sacerdote ed al vescovo che sbaglia.
Come ognuno deve sentirsi responsabile di tutto."

(dalla "Lettera ai giudici")